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Il Marroneto

Le vigne de Il Marroneto si estendono sul declivio nord della collina, a circa 350m di altezza, nelle immediate vicinanze della cinta muraria di Montalcino. I primi 3000 metri di vigna furono piantati nel 1975, poi, nel 1979 altrettanti ed infine nel 1984 gli ultimi 9.000. Grande attenzione è stata posta all’impianto, finalizzando ogni lavoro all’ottenimento della massima qualità dell’uva. Per questo motivo le vigne de Il Marroneto sono disposte in modo che ciascuna pianta abbia a disposizione 3,6 metri quadrati, permettendo alla vite di Sangiovese, che si alimenta in superficie, di avere lo spazio per un buon radicamento. La conduzione della vigna, poi, si basa su una filosofia tradizionale e minimalista che mutua pratiche e sistemi usati nel rispetto delle piante, trattando le viti il minimo indispensabile ed evitando produzioni intensive. Da qui la pratica dell’inerbimento naturale, che consente di controllare la vigoria delle viti, con tempi di impollinazione più lunghi, e delle potature nel mese di marzo, per lasciare alle piante il tempo necessario per riposare. Momento fondamentale è la vendemmia: il grappolo viene raccolto solo quando il raspo comincia a virare sui colori bruciati, indice che i vinaccioli hanno raggiunto la giusta maturazione. I vinaccioli, giunti ad opportuna maturazione, conferiscono al vino i tannini vegetali, fondamentali per rendere il vino giovane, brillante e longevo. La storia de Il Marroneto comincia nel 1974, in due piccole stanze di un edificio storico del 1246. Un antico essiccatoio per marroni (castagne), dove la famiglia Mori inizia, un po’ per gioco e un po’ per passione, a produrre il suo Brunello. Poche bottiglie, il cui scopo era tradurre in profumi e sapori quella cultura di “fare vino”, che ancora non era appannaggio di bussines, ma soltanto espressione di una terra, di una tradizione e di una natura magnificamente generosa. Ecco che il “giocare col vino” diventa più che un gioco: una passione profonda, un filo conduttore che guida le scelte di Alessandro. Lui decide, negli anni ’90, di ampliare la cantina de Il Marroneto, realizzando quell’idea che rifugge da logiche dettate dall’estetica tout-court ma che si lega saldamente a quei principi, in realtà molto semplici ed immediati, che la “buona pratica” di fare vino impone. Un ambiente ampio e austero, inserito in un declivio sassoso, custodisce al suo interno botti grandi di rovere di Allier e di Slavonia, dove i Brunelli de Il Marroneto stagionano pazientemente ed un piccolo cuore, nascosto nel profondo, in cui le bottiglie storiche attendono pazientemente il trascorrere del tempo.